• dove siamo
  • dove siamo
  • dove siamo

Dicono di noi



Le valutazioni delle Guide

- Gambero Rosso: 7,5
- Espresso: 6,5
- Michelin: 7
- Veronelli: 8
- Class: 7


da IL MATTINO: sabato 11 maggio 2002
IL BUON MANGIARE (Santa Di Salvo)

Al "Ceppo", il meglio della cucina cilentana
Ha festeggiato l'anno scorso i 25 anni di attività. E il piccolo hotel di fronte al ristorante testimonia la volontà di crescere senza strappi, un po' alla volta. Appena fuori Agropoli, al bivio tra le due strade che portano a Ogliastro Cilento e a Santa Maria di Castellabate ecco «Il Ceppo», ovvero la tradizione cilentana al meglio. Molto, troppo legno scuro all'interno, sale inspiegabilmente buie, con tanta luce mediterranea che avvolge questa terra benedetta. Ma qui bisogna fermarsi, perché oltre alla discutibile «location" in tavola c'è poco da criticare.
In cucina ci sanno fare, in sala il personale è cortese e attento. Se scegliete
un menu di pesce, troverete una sintesi ideale di semplicità di esecuzione e nettezza di sapori. Non tralasciate il tradizionale, superlativo calamaro ripieno (olive, capperi, pangrattato), gli ottimi gamberi su letto di fagiolini, presentati anche al gratin con asparagi selvatici, i calamaretti saltati in padella con olive nere e mentuccia, lo spiedino di dentice aromatizzato al cetriolo, il succulento polpo in cassuola, i «cicinielli» fritti o all'acqua pazza. 
Il pesce, tutto di provenienza locale, è freschissimo; meglio dunque lasciarsi conquistare dalle cotture più semplici. Noi abbiamo gustato delle superbe triglie alla brace. Anche gli abbinamenti sono quasi sempre felici. 
Chi non vuole rinunciare ai primi piatti, potrà trovare ottimi fusilli, cavatelli, spaghetti ai frutti di mare, rigatoni con scampi, capperi e olive nere, paccheri con il pesce e, solo la domenica, i ravioli di ricotta di capra al ragù e la lasagna. Chi ama la carne, approfitterà per provare capretto, bistecche e persino la cacciagione. Tipico, nel periodo di Carnevale, il «tiano» con salsicce, carciofi e polpette.
Un locale apposito adibito a cantina accoglie circa trecento etichette da tutta Italia. Un capiente espositore ospita la ricca collezione di distillati offerti dalla casa. 
Capitolo a parte, i dolci. Da consigliare i casalinghi sorbetti (limone, fragola, ananas) e le ricche insalate di frutta, ma non tralasciate un assaggio di torta cilentana o della frolla al limone, o anche il superbo dolce di ricotta e pere. Concludete con i morbidissimi biscottini alle mandorle, accompagnati da un bicchiere di Sautemes.
Spenderete sui 45, bevande comprese. 
«II Ceppo» é chiuso il lunedì e in Novembre.


da  Tavole e Bottiglie Eccellenti della Campania
I Vini del Sole Editore
giugno 1996

DAL RACCONTO DI CARMINE LAUREANA

Abbiamo avuto la fortuna di "imparare l'arte" nel ristorante di Raffaele Guariglia, decano della ristorazione di Agropoli, quando nel Cilento la stagione turistica durava da Aprile a Settembre.
La sua cucina. che oggi chiameremmo "Mediterranea", era tradizionale, lineare, costituita da minestre con pasta, pesce fresco, capretto. Il suo perfezionismo arrivava al punto di grattugiare a mano il formaggio, perché l'attrito nella macchina poteva danneggiare l'aroma. Fu in questo ristorante che nel '63 conoscemmo due fanciulle di Cisternino, un grazioso paesino della terra dei "trulli". Ce le sposammo, io e mio fratello. e tutti e quattro insieme abbiamo formato una brigata creativa ed armoniosa che nel 76 ha dato vita al "CEPPO".
Intanto sfioriva quella straordinaria primavera turistica, nata nel Cilento a seguito delle scoperte archeologiche, e si trasformava e degradava in una breve e caotica stagione balneare. 
C'è chi ha dato la colpa di questo degrado all'assenza di una programmazione regionale, chi all'intrusione di una folla di napoletani chiassosi e senza regole. Io penso che i veri responsabili siamo noi Cilentani, che per tradizione pescatori e contadini, manchiamo dell'istinto e del mestiere degli operatori turistici, e quindi non siamo stati in grado di gestire una situazione che esulava dalla nostra cultura.
Per poter fare ristorazione come Guariglia ci aveva insegnato, scegliemmo il lavoro "di nicchia" ad alto livello. Noi due in sala, e le donne ai fornelli, e venne fuori una cucina nuova, cilentana con influenze pugliesi. 
I nostri piatti sono rigorosamente di stagione, e per garantire la qualità dei prodotti utilizziamo, quando è possibile, quelli che ricaviamo da un'azienda agricola di famiglia.
E' una cucina che ogni giorno si configura estemporaneamente con quello che é disponibile al mercato, al porto, o nella dispensa. Una cucina semplice, ben fatta, senza inutile coreografia.
Ricercata, raffinata e molto vasta è la carta dei vini, perché non posso fare a meno di avere la disponibilità, come Guariglia mi ha insegnato, il vino giusto per ogni piatto.


Altri articoli sono apparsi su

Panorama Travel - n° 1, anno 1, 1998, pag 340;

La Cucina Italiana  - settembre 2001, pag 34.